venerdì 27 novembre 2015

Quanto siamo felici? Quanto siamo soddisfatti del nostro stato? Indagine degli studenti dell’Università degli Studi dell’Insubria

Quanto siamo felici? Quanto siamo soddisfatti del nostro stato? Indagine degli studenti dell’Università degli Studi dell’Insubria
VARESE - “Felicità Pubblica e Felicità Privata”. Nuova indagine sociologica degli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria per conoscere che cosa appaga e che cosa provoca sofferenza nella nostra quotidianità. La ricerca, presentata in Aula Magna Granero-Porati di via J. H. Dunant, 3 – Varese, è stata curata dagli studenti del secondo anno del Corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale con il coordinamento del professore Franz Foti e del dottore Mauro Carabelli.
Quanto siamo felici? Quanto siamo soddisfatti del nostro stato, dei nostri affetti e delle nostre professioni?
A queste domande ha risposto un campione di 1519 persone composto per il 57% da donne e per il 43% da uomini di diversa estrazione sociale e lavorativa, prevalentemente nelle province di Varese (49,84%), Milano (14,48%), Como (10,86%), e Reggio Calabria (18,89%), tramite un questionario articolato in 7 partizioni a risposta multipla per un totale di 103 opzioni.
Composizione sociale del campione: 
Impiegati 23%; studenti 21%; operai 14%; altro 13%; disoccupati 10%; pensionati 10%; liberi professionisti 8%.
Fasce d’età 18-25; 26-40; 41-55; 56-90.
Si segnala che lo scorporo dei dati di Reggio Calabria indica complessivamente elementi di omogeneità accanto ad altri che sottolineano alcune criticità riconducibili al contesto socio-economico.
Che cosa infligge maggiore sofferenza
La maggior sofferenza è attribuita a chi delude la fiducia, gestisce le relazioni con arroganza o violenza, ferisce la dignità, tradisce gli affetti che complessivamente raggiunge il 45% mentre il cattivo funzionamento delle strutture pubbliche, della burocrazia e dell’amministrazione tributaria si attesta sul 29%. Solo il 20% è attribuibile secondo gli intervistati alla sfera lavorativa e occupazionale.
Che cosa è più appagante
Di contro, tra le situazioni che maggiormente appagano e danno felicità sono collocate la famiglia,  l’amicizia, l’amore, la solidarietà per un totale di 47%, relegando nelle posizioni meno significative il possesso di strumenti tecnologici, il lavoro all’estero, la capacità di sedurre, il sesso e il denaro (8%). 
Che cosa è più dannoso
Mentre le condizioni indicate come più dannose sono l’indifferenza e l’egoismo, l’odio, l’ipocrisia, l’umiliazione e l’emarginazione sociale che totalizzano il 59%, relegando la mancanza di partecipazione al 3% a conferma che, anche in questo caso, la sfera personale delle relazioni occupa una posizione preminente. 
Come governare la società del futuro
A fronte della necessità che si debba governare senza disattendere le qualità morali della solidarietà, competenza e umiltà (14%),  il test  rivela un forte senso critico verso la politica dalla quale si pretende trasparenza e onestà (13%) e manifesta maggiore attenzione verso le generazioni future (8%) e più sicurezza (8%). 
Che cosa è necessario rafforzare
Mentre si auspica un rafforzamento della sanità (14%), della qualità dell’istruzione (12%) anche in relazione al valore del merito (8%), dell’assistenza (8%) e un più generalizzato rispetto della natura (9%), meno sentiti sono gli aspetti legati ai processi di integrazione e socializzazione e, stranamente, anche l’erogazione gratuita di alcuni servizi come gli Asili nido o i parcheggi.
Le opinioni del popolo italiano.
Gli intervistati ritengono che complessivamente le opinioni del popolo italiano siano facilmente influenzate dai mezzi di informazione e dalla propaganda politica sempre meno rappresentativa (31%), tanto che il 12% cambia facilmente opinione. Una possibile conseguenza di tale diffuso senso di delusione influisce sul vasto fenomeno dell’astensionismo al voto e sulla debole partecipazione attiva alla vita civile e politica (complessivamente 10%) legata a un altrettanto scarso senso della storia (2%). 
Il rapporto con l’informazione
Riguardo ai punti critici dell’informazione emerge molta refrattarietà a causa della manipolazione della verità (14%) dovuta anche alla struttura dei talk show caratterizzati da violenza verbale, eccesso di pettegolezzi nonché dall’invasività della pubblicità e del politicismo in ogni cosa (35%).    

Fabio Minazzi, presidente del Corso di Laurea di Scienze della Comunicazione, riguardo alla felicità sostiene che: la felicità coincide con la lotta. Da un punto di vista storico-antropologico il lavoro dovrebbe poi essere ciò che più caratterizza l’uomo in quanto tale. Tuttavia nella nostra società occidentale contemporanea il lavoro è invece reificato ed alienato, col risultato che in genere si fugge il lavoro come la peste, reclamando come “luoghi di felicità” proprio ciò che ci accomuna agli animali (cibo, attività sessuale, sonno, et similia). Se invece si riesce a ribaltare questo rapporto reificato, allora la felicità può configurarsi come un appagamento che si radica nello stesso eros (à la Platone) che sempre dovrebbe guidare tutte le nostre scelte quotidiane
Franz Foti, docente di Comunicazione Pubblica e Istituzionale: Quest’indagine presenta uno spaccato nazionale di un popolo ancorato ai valori tradizionali degli affetti, ma anche una profonda repulsione delle forme egoistiche della nostra società unitamente a una marcata ripugnanza di tutto ciò che offende la dignità della persona. Emergono anche caratteri di coscienza temporanea vista la facilità che esercitano sui cittadini la politica e l’informazione. Quest’ultima risulta una delle maggiori imputate della manipolazione della verità dei fatti.

Nessun commento:

Posta un commento