martedì 1 dicembre 2015

All’Università degli Studi del Sannio l'Enciclica Laudato si' con Orazio Francesco Piazza, vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca

All’Università degli Studi del Sannio l'Enciclica Laudato si' con Orazio Francesco Piazza, vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca
BENEVENTO - Seminario di Studi. Introduzione alla lettura dell’Enciclica Laudato Si' sulla cura della Casa Comune. S.E. Orazio Francesco Piazza, Vescovo Diocesi di Sessa Aurunca, Giovedì, 3 dicembre 2015, ore 10,30, Aula Magna, Complesso didattico via delle Puglie, Benevento. Il Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi dell’Università del Sannio propone giovedì prossimo un momento di riflessione e dibattito sui temi della Enciclica Laudato si’, con un’introduzione a cura del professore Orazio Francesco Piazza, vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca, affinché l’intera comunità studentesca, accademica e civile, venga resa partecipe della rivoluzione culturale avviata dall’attuale Pontefice.
Per l’alto contenuto scientifico e l’innovatività morale che l’Enciclica ispira. L’Enciclica Laudato si’ rappresenta un punto di riferimento, imprescindibile, perché indica nuove direttrici di vita e nuove linee di governo per quanti, oggi, sono impegnati in scelte e decisioni riguardanti la comunità. Essa indica la necessità di un nuovo modello di gestione del mondo che superi vecchie dicotomie e modelli di sviluppo, a vantaggio di una crescita civile e responsabile.
C’è un medesimo male che è la causa delle ferite all’ambiente naturale e all’ambiente sociale, ovvero quell’idea per cui la libertà umana non ha limiti. Vi è insomma una crisi morale all’origine del profitto, che genera eccessi nella tecnologia, nell’economia, nella finanza, nel consumo, e scarica i costi di un agire irresponsabile sull’ambiente, i più poveri, i deboli, le generazioni future. 
Ecco perché economia ed ecologia devono procedere insieme: l’una sopravvive solo se sopravvive l’altra, questo il messaggio di Papa Francesco. Ma Egli va oltre e, superando il tradizionale concetto della ecologia ambientale dominante, propone l’ecologia integrale, che include le diverse forme di ecologia, tra loro strettamente interconnesse, a servizio di una cultura bio-centrata e, dunque, di una bio-economia, rappresentando ciò una significativa novità nella tradizione del magistero della Chiesa che, così, si colloca, in modo inedito, al centro del dibattito su tali questioni.
Tutto è relazione e niente esiste fuori dalla relazione, secondo la fisica quantistica e la nuova cosmologia,  l’Enciclica parla di relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta e ricorda che tutto è intimamente connesso, questa assunzione, derivata dalla mistica cosmica di San Francesco, fonte di ispirazione di tutta l’opera, costituisce il filo conduttore della discussione sulla creazione e responsabilità collettiva per i beni comuni, conferendo al testo una grande innovatività, come afferma anche il teologo brasiliano Leonardo Boff, ispiratore di Papa Francesco.   
Il concetto di ambiente come bene in comune è centrale nel testo, riconoscendo per esso  la necessità di un sistema di governo, ne di tipo privatistico ne di tipo pubblicistico. 
Il Papa dice no alla privatizzazione delle risorse idriche e delle foreste, condanna fenomeni come il land grabbing, la sottrazione di terre alle popolazioni o le attività speculative finanziarie che generano volatilità dei prezzi dei beni di primaria necessità. Tutte questioni che sono all’origine del fenomeno dei migranti ecologici. 
Oggi, avverte il Papa nell’Enciclica, anziché essere alleata dell’ecologia, l’economia, come la politica, è sottomessa al dominio del paradigma tecnocratico. Nel quinto capitolo, infatti, Francesco avanza una critica netta all’economia di mercato, o meglio al mercato quando diventa irresponsabile; cioè quando genera disuguaglianze che producono anche degrado ambientale; quando soggioga le democrazie e detta i fini dell’azione politica;  quando diventa una religione immanentista, come è il consumismo estremo e selettivo. Se l’economia cessa di essere “civile” e al servizio del bene comune, il mercato diventa un problema. In risposta alla crescita irresponsabile, Francesco invita a un nuovo stile di vita contro il consumismo senza freni e parla di decrescita intesa come redistribuzione, ovvero alcuni Paesi devono procurare risorse per consentire ad altri di evolvere e crescere in modo sano.

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