venerdì 19 febbraio 2016

“Storia di un arazzo. Pollice verso. Arte e industria nella Milano di fine Ottocento”, con Fabio Minazzi dell'Insubria

“Storia di un arazzo. Pollice verso. Arte e industria nella Milano di fine Ottocento”, con Fabio Minazzi dell'Insubria
VARESE - Nella storia di un arazzo l'arte industriale e la società lombarda dell'800. Lunedì 22 febbraio, alle ore 15, nella Sala seminari di Villa Toeplitz, Largo Taborelli, S. Ambrogio, Varese, Fabio Minazzi (Università degli Studi dell'Insubria); Luisa Simonutti (ISPF - CNR); Annamaria De Pietro (poeta e saggista); Fausta Squatriti (artista, scrittrice e già docente dell'Accademia delle Belle Arti di Brera) e Dario Generali (Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Vallisneri) presenteranno il volume “Storia di un arazzo. Pollice verso. Arte e industria nella Milano di fine Ottocento”, a cura di Fausta Squatriti, Nardini, Firenze 2015. In diversi contributi (Pier Luigi Bassignana, Paolo Guido Beduschi, Anna Maria Colombo, Dario Generali, Laura Lombardi, Paola Marabelli, Claudia Santamaria, Sandro Scarrocchia, Nicoletta Serio, Fausta Squatriti) si ricostruisce la storia di un telo figurato di ben 12 mq, realizzato con telaio a Jacquard, unico nel suo genere per bellezza e coraggio imprenditoriale.
Tale manufatto appare come una delle prime forme di arte industriale tessile, voluta dall'imprenditore Angelo Angioletti per dare un esempio dell'alta qualità dei prodotti della sua azienda di stoffe d'arredo all'Esposizione Generale di Torino del 1898, dove ottenne premi e riconoscimenti.
La storia di questo arazzo si intreccia con quella dell'azienda della famiglia Angioletti, che, a propria volta, fornisce uno spaccato della vita e della società lombarde dell'Ottocento. Attraverso la storia della famiglia, che ebbe come capostipite Agostino, infante abbandonato al torno della pubblica assistenza milanese nel 1829 e allevato da un artigiano tessile che lo avviò alla professione, si entra nel contesto di una società caratterizzata da larghe sacche di atroce miseria, ma anche aperta a scalate sociali basate, nella migliore tradizione dell'operosità lombarda, sull'intraprendenza e sul lavoro. L’incontro è aperto al pubblico.

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