lunedì 21 marzo 2016

Il rettore Filippo de Rossi: norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva

Il rettore Filippo de Rossi: norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva
Filippo de Rossi,
rettore dell'Università degli Studi del Sannio
BENEVENTO - Unisannio per una Nuova Primavera. Nel Bilancio Sociale gli effetti macroeconomici sul territorio derivanti dalla “scomparsa” dell’Università. L’Ateneo del Sannio ha partecipato alla Primavera dell’Università. All’Auditorium di Sant’Agostino la comunità accademica sannita si è unita alla catena di incontri pubblici promossa dalla Crui, la Conferenza dei Rettori, per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese. Il rettore Filippo de Rossi ha tracciato un quadro complessivo con dati e analisi, raccolti in dieci punti. 
L’istruzione universitaria crea individui più liberi e più forti. La laurea aumenta la possibilità di trovare occupazione e consente di guadagnare di più. Fatto 100 lo stipendio di un diplomato, quello di un laureato è pari a 143. Un tasso di disoccupazione pari al 30% per i diplomati, scende al 17,7% per il laureati.
La presenza di un’università genera territori più ricchi. Attraverso trasferimenti di tecnologia, contaminazione di conoscenza, divulgazione, sanità e servizi per i cittadini, posti di lavoro diretti e indiretti, consumi dei residenti temporanei, miglior qualità della vita culturale. 1 euro investito nell’università frutta almeno 1 euro al territorio.
Grazie all’università il paese è più innovativo e competitivo. Nonostante crisi e sottofinanziamento l’Italia si colloca all’8° posto tra i paesi OCSE e davanti alla Cina per quantità assoluta e qualità della produzione scientifica.
L’Italia ha il numero di laureati più basso d’Europa (e non solo). UK 42%; OCSE 33%; UE21 32%; Francia 32%; G20 28%; Germania 27%; Italia 17% 
L’Italia non investe nell’università. Investimento in euro per abitante: Singapore 573, Corea del Sud 628, Giappone 331, Francia 303 e Germania 304. Italia 109.

Il rettore Filippo de Rossi: norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva

L’Italia ha applicato l’austerity all’università. Fondi pubblici nel 2009: 7.485 mln. Nel 2016: 6.556 (-9.9%). Fondi pubblici 2010-2013: Francia + 3,6% Germania +20%
L’università è in declino. Meno studenti, meno docenti, meno dottori di ricerca. 130.000 studenti in meno su 1.700.000 negli ultimi 5 anni. 10.000 docenti e ricercatori in meno su 60.500 dal 2008 al 2015. 5000 dottori di ricerca in meno negli ultimi 5 anni. 
Il diritto allo studio non è più garantito. Italia 0%-9% degli studenti usufruisce degli strumenti di supporto allo studio. In Germania il 10%-30% degli studenti. In Francia fra il 40% e l’80%. Inoltre in Italia il numero degli aventi diritto supera la disponibilità delle risorse.
Personale tecnico-amministrativo e docenti non sono incentivati. Il contratto di lavoro del personale tecnico-amministrativo è fermo al 2009, gli stipendi dei docenti al 2010. Le retribuzioni sono fra le più basse d’Europa.
Norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva
Nella successiva discussione, i docenti dell’ateneo sannita hanno in gran parte ribadito il ruolo svolto dall’università, non solo come centro di formazione e ricerca ma anche come agente sociale ed economico, motore dello sviluppo e della trasformazione del territorio e della società. Da qui la funzione strategica dell’Università del Sannio, attore locale di sviluppo. Un’asserzione che trova conferma nell’analisi affidata alle pagine della quinta edizione del Bilancio Sociale di ateneo. 
Il documento – di cui il professore Paolo Ricci ha rivendicato la primogenitura rispetto ad analoghe esperienze in altri atenei italiani – contiene degli interessanti elementi di novità ed è stato illustrato dai principali autori, i professori Fabio Amatucci, Paola Saracini ed Emiliano Brancaccio. La quinta edizione del Bilancio Sociale pone più marcatamente l’accento sull’integrazione dell’Università del Sannio con il territorio di riferimento e soprattutto sull’analisi di impatto macroeconomico sul territorio locale, con l’obiettivo di quantificare i benefici derivanti dalla presenza dell’ateneo nel territorio sannita. Altro elemento di novità, la predisposizione del Bilancio di Genere, strumento che consente di valutare l’impatto delle politiche volte a garantire una maggiore equità, efficienza e trasparenza dell’azione pubblica rispetto alle pari opportunità. 
Nell’analisi di impatto macroeconomico della Università del Sannio sul territorio beneventano, illustrato dal professore Brancaccio, che ha curato lo studio insieme ad Angelo Noviello, un giovane laureato sannita, è stato analizzato in che misura la presenza dell’Unisannio incide direttamente e indirettamente sui livelli di produzione e di occupazione della provincia di Benevento. Nell’analisi effettuata l’Università viene considerata come un dispositivo di creazione di domanda di beni e servizi. La domanda dell’Università genera effetti diretti, indiretti e  indotti sul territorio di Benevento.  
“Se per pura ipotesi  - ha affermato Brancaccio  - l’Università del Sannio non fosse più presente sul territorio beneventano, l’effetto macroeconomico sull’intera provincia sarebbe equivalente a una rilevante recessione adottando una stima prudente del moltiplicatore keynesiano, e a una grave depressione, assumendo che si attivi un moltiplicatore relativamente più alto”. In particolare, registreremmo una caduta dell’occupazione compresa tra 1325 a 2245 posti di lavoro in totale, ossia non solo all’interno dell’ateneo ma anche nell’indotto. In termini percentuali sarebbe una perdita compresa tra l’1,85 e il 3,13 percento dell’occupazione totale della provincia, equivalente a quella che deriverebbe da una vera e propria crisi macroeconomica.
Si tratta di una ipotesi provocatoria che lascia però aperte importanti riflessioni sulla funzione svolta da Unisannio. 
Il lavoro del Bilancio Sociale sarà pubblicato integralmente nei prossimi giorni. Considerati i rilevanti elementi emersi, l’ateneo promuoverà un tavola di discussione che coinvolgerà tutti gli attori dello sviluppo locale perché si possa far partire un  progetto sociale di crescita basato su un reale spirito di collaborazione tra il territorio, le sue istituzioni e l’Università.

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